Il racconto
Quest’anno viene proposto un nuovo modo di raccontare e inscenare la storia dell’Oratorio estivo. Prima, però, di arrivare al “teatro fuori campo”, bisogna ammettere che non era possibile rimanere fedeli alla storia originale di Tolkien, irriducibile in 30 episodi corti da mettere in scena: la semplificazione è stata fatta con la consapevolezza di poter scontentare gli appassionati, ma di voler essere accessibile a chiunque. L’autore e i tolkieniani forse ci perdoneranno questo riadattamento, a fronte del lavoro di contestualizzazione e riconoscimento dell’importanza dell’opera fantasy per eccellenza.
La necessità di ridurre il racconto e semplificarlo, per renderlo fruibile durante l’Oratorio estivo, ci ha obbligato a compiere delle scelte sugli episodi da rappresentare e sui personaggi da mettere in scena. La storia, di conseguenza, seguirà esclusivamente la linea narrativa di Frodo e Sam nel loro percorso verso Mordor, tralasciando tutti gli eventi relativi alle battaglie di Rohan e Gondor. Vedremo solo quindi i due hobbit camminare da Valforra al fiume Anduin con la Compagnia dell’Anello, per poi proseguire assieme a Gollum fino al Monte Fato.

La voce fuori campo

Non i classici copioni, ma saranno pubblicati 30 testi in cui una voce fuori campo racconta ciò che accade – e bisogna far accadere – in scena: la proposta è a metà tra il playback theatre e la tecnica del voice over. Il playback theatre è una particolare forma di improvvisazione teatrale in cui il pubblico è attivo: il conduttore invita uno spettatore a narrare con la sua voce la vicenda mentre questa si svolge, ricreata e messa in scena al momento. Dall’altra parte, il voice over è la voce fuori campo che narra la storia, commentando ciò che avviene in scena o sullo schermo. Immaginiamo quindi una narrazione fuori campo inscenata dagli animatori, consapevoli di ciò che deve avvenire o sfidati a improvvisare gli eventi dettati.
Gli animatori-attori, così, non avranno bisogno di un microfono mobile che si può scaricare, che va passato, con cui non tutti sono a proprio agio, né di una voce-megafono: basterà una voce (in diretta o preregistrata) che guida chi è in scena ad agire di conseguenza. Forniremo una nostra registrazione di questo voice over, sebbene l’invito sia quello di trovare qualcuno tra gli animatori e le animatrici che voglia e possa farlo.
La storia accadrà perciò in diretta, davanti agli occhi dei bambini e dei ragazzi, coinvolgendo animatori e animatrici vestiti e immersi in un’ambientazione unica nel suo genere. Il Signore degli Anelli, infatti, ha la potenzialità di trasformare gli spazi dei nostri oratori, creando scenografie suggestive e fantastiche. Il mondo fantasy tolkieniano è forse l’ambientazione più dirompente di questi anni, con un potenziale creativo che va dai giochi ai costumi, ai laboratori, agli elementi scenici e agli artefatti magici, da sfruttare a pieno. Per questo, il lavoro di preparazione sarà fondamentale, non solo come scenografia “interna” o “esterna” ma anche come oggetti e vestiti a tema, costruiti prima o con i ragazzi stessi durante le giornate di Oratorio estivo, per vivere un’esperienza ambientata a 360 gradi. Senza dover imparare a memoria le battute, ci si potrà concentrare di più sull’immaginazione!

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