ViaVai indica il movimento delle persone che vanno e vengono da e verso direzioni diverse, talvolta opposte. Il viavai rappresenta la frenesia della vita quotidiana in cui ciascuno è immerso. Ancora di più, durante l’Oratorio estivo è normale trovarsi in questa situazione, circondati da una moltitudine di bambini, ragazzi e animatori, in un turbinio di cose da fare e di emozioni. Dare un senso alle giornate, che non sia semplicemente spuntare la lista delle cose da fare o portare a casa il risultato, non è sempre facile. 

Durante l’Oratorio estivo 2024 si vuole focalizzare l’attenzione alla qualità del cammino, che diventa vero e proprio pellegrinaggio. E per rendere il cammino in pellegrinaggio si è guidati dal sottotitolo dell’Oratorio estivo, tratto dal Salmo 16: «Mi indicherai il sentiero della vita».

Sono tre i concetti fondamentali sottesi al brano biblico e che diventano ciò che ciascun responsabile, educatore, collaboratore, animatore deve sapere e tenere sempre a mente: la vita dell’uomo è cammino, ciascuno è chiamato a fare un pellegrinaggio che porta alla scoperta della propria vocazione e la presenza costante di Dio nella vita di ciascuno.

Il pellegrinaggio è la dimensione specifica del cammino che l’uomo e la donna di ogni tempo e ogni luogo intraprendono. La vita è un cammino, costellato di incontri e solitudine, momenti di sofferenza e di gioia. I sette passi specificano la dimensione antropologica del pellegrinaggio, ma nella vita di un cristiano non basta semplicemente camminare.

Per il cristiano allora sono fondamentali il come e verso dove si cammina (la meta). Sono elementi che vengono insegnati da Gesù, proprio perché anche lui ha camminato per le strade della Galilea, insegnando che la meta del pellegrinaggio cristiano è il paradiso. Il paradiso viene definito da Gesù Regno dei cieli. Di difficile interpretazione, questo termine nei vangeli talvolta viene descritto come vicino – come afferma il Battista –, o addirittura già presente, come condizione che già alcuni vivono (cfr. Mt 5,3-12). Per accedere al Regno, Gesù ricorda che non basta seguire i comandamenti, ma bisogna entrare pienamente nella vita, donare tutto ciò che si ha agli altri e seguire Gesù. La vocazione dell’uomo alla felicità si concretizza quindi nell’entrare nella vita vivendo a pieno la carità: la più importante virtù teologale. Risulta quindi importante seguire i comandamenti, ma alla fine della vita saremo giudicati sulla carità.

Dio indica il sentiero della vita e mostra il modo per arrivare alla meta, che è la salvezza e la felicità dell’uomo. La modalità che Dio usa per mostrare «il sentiero della vita» è camminare insieme con l’uomo. Sin dall’Antico Testamento Dio segue, guida e interviene nel cammino del suo popolo. Nel pellegrinaggio del popolo d’Israele nel deserto Dio si fa presente e si manifesta in molteplici passi. E così in molti altri episodi della storia della salvezza Dio si mostra come un Dio vicino, fino a giungere a qualcosa di inaudito: Dio che viene ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,1-18). Dio infatti, si fa vicino: «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,6-8).

La rivelazione è quella di un dio che si fa vicino, di un “Dio capovolto” che non domina dall’alto, che non è potente in battaglia, bensì è colui che cammina in mezzo agli ultimi, che vengono definiti i primi che accederanno al Regno.


La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, fatto povero dal suo amore [...]. L’amore è un re privo di potenza, dio è un uomo che cammina ben oltre il tramonto del giorno. Qualcosa prima di lui lo intuisce. Qualcosa dopo la sua venuta si ricorda di lui. Questo qualcosa è la bellezza sulla terra. La bellezza dell’invisibile fremito dei suoi atomi spostati dal suo corpo in cammino.

 

Tutta la vita di Gesù può essere considerata un pellegrinaggio verso Gerusalemme, che culmina con la croce e la resurrezione. 


Il Vangelo secondo Luca: il pellegrinaggio di Gesù

Il pellegrinaggio di Gesù verso Gerusalemme è descritto in tutti i vangeli canonici, ma la preghiera dell’Oratorio estivo si incentra sul Vangelo secondo Luca, che meglio descrive l’itinerario dedicando 10 capitoli proprio al cammino. Dal capitolo 9, versetto 51, Gesù decide di partire verso la città santa, il cui arrivo sarà nel capitolo 19.

«Evidentemente Luca predilige strutture ampie e non troppo definite. Se infatti cerchiamo elementi formali all’interno del viaggio, che ci permettono di distinguervi alcune sottosezioni, rimaniamo delusi. Non è lo stile di Luca, a quanto sembra».

La meta del pellegrinaggio è ben chiara a Gesù, tanto da essere più volte ripetuta nel Vangelo secondo Luca, ma il cammino non si dimostra lineare e sempre chiaro e definito. Al contrario: «Non sembra un percorso a lui noto. Potremmo addirittura parlare di esitazioni. Cerca semplicemente qualcuno che lo ascolti. È una ricerca quasi sempre delusa, il suo cammino è quello delle delusioni, da un viaggio all’altro, da una sordità alla seguente. [...] Pochissimi riescono a tenere il suo passo. Una manciata di uomini e alcune donne».

Ciò che conta nel racconto del pellegrinaggio di Gesù a Gerusalemme sono le relazioni, gli incontri, le parole, le parabole, i miracoli… tutto ciò che compie Gesù è incastonato nel cammino di Gesù, quasi fosse la condizione necessaria per poter insegnare le cose più importanti.

Il peregrinare di Gesù non è finalizzato solo alla meta, ma si arricchisce e si costituisce di incontri e segni che sono fondamentali per vivere a pieno il pellegrinaggio. Solo vivendo queste dinamiche, questi passi, Gesù prende piena consapevolezza di quanto sta per compiere, impara pienamente chi è l’uomo, e quindi anche se stesso. La sua consapevolezza di essere uomo e Dio aumenta nel corso del cammino: senza quegli incontri e quei cambiamenti di direzione non sarebbe giunto a piena consapevolezza.

Durante l’Oratorio estivo si vuole quindi compiere un pellegrinaggio seguendo Gesù nel suo arrivare a Gerusalemme. La proposta della preghiera punta a mantenere un’unità narrativa del Vangelo che ripercorre la teologia di Luca, che si sofferma molto sul tema della preghiera, sul rapporto con i suoi discepoli – compagni di viaggio –, sulla misericordia attraverso le omonime parabole. I brani sono ricchi di spunti e ciascuna giornata prende il nome da uno dei sette passi a cui si aggiunge una declinazione specifica tratta proprio dal Vangelo. 

Una volta giunti alla meta, a Gerusalemme, il percorso non finisce, anzi. Per Luca la città santa è fondamentale, tanto che anche gli annunci di resurrezione sono collocati in questo luogo. Gli episodi della morte e resurrezione sono presenti nella proposta della preghiera in quanto costituiscono il centro attorno a cui ruota il cristianesimo. Vengono inseriti anche i brani presenti nel capitolo 24. L’annuncio di resurrezione e gli incontri con il Risorto hanno sempre la stessa struttura, o meglio, terminano tutti nello stesso modo: Gesù è risorto e non c’è più. Questo elemento dà spazio e modo alle donne, ai discepoli di Emmaus e agli altri discepoli di tornare e raccontare che Gesù è risorto! La morte quindi non è la fine, così come la meta non è il termine del pellegrinaggio: la testimonianza ha un ruolo fondamentale che si vuole trasmettere ai bambini e ragazzi dell’Oratorio estivo.

La struttura di quello che era l’unico e unito Vangelo secondo Luca porta a pensare che il pellegrinaggio non sia ancora finito. Infatti, gli Atti degli apostoli, erano anticamente uniti come a formare un secondo volume. L’impianto teologico di Luca vuole che ciò che oggi costituisce il Vangelo si strutturi con il pellegrinaggio verso Gerusalemme, mentre gli Atti degli apostoli hanno la struttura opposta: da Gerusalemme al resto del mondo. 

Il messaggio è chiaro: arrivati alla meta, Gerusalemme, si compie il fatto centrale della vita del cristiano, ma l’annuncio della resurrezione va portato a tutto il mondo.


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